LAVORO SU DI SE’ E MANCANZA DI TEMPO

 

Molte persone si giustificano del fatto di non fare il Lavoro su di sé (o percorso spirituale) adducendo la mancanza di tempo.

Queste persone, ovviamente, non sanno cos’è il Lavoro su di sé.

 

Osservarsi, cambiare, essere presenti nel “qui e ora”, non si deve certo fare solo dalle 9 alle 10 ma durante tutte le 24 ore della giornata.

Leggere un libro sui chakra, fare meditazione, andare ad un corso, fare un trattamento di Reiki o una lezione di yoga non significa certo essere spirituali, né fare qualcosa per la propria anima.

 

Ad esempio, rimanere nel “qui e ora” può essere semplice per 5 minuti quando si è da soli in una stanza ma provate a farlo per tutta la giornata mentre siete in ufficio con il capo che vi strapazza, mentre litigate con il vostro partner, mentre vi trovate nel traffico o mentre i bambini urlano. Questa è la vera prova!

 

E’ quindi ovvio che tutti hanno il tempo per lavorare su di sé, chi non lo fa è solo perché non vuole farlo.

 

 

TRE DOMANDE PER UN PERCORSO SPIRITUALE CONSAPEVOLE

 

Chi si cela dietro la maschera della mia personalità esteriore?

Vi è un potere superiore, capace di controllare le forze, che mi fa muovere come una marionetta, sospinto da passioni e impulsi interni, nonché da condizionamenti esterni?

Vi è un potere metafisico che alimenta la mia energia vitale o psichica, ora deviata da un modo unilaterale di pensare e vedere le cose?

Queste sono tre domande che dobbiamo porci se vogliamo iniziare un percorso di crescita spirituale consapevole.

IL MONACO GUERRIERO: DISCIPLINA E LIBERTA’

 

Innanzi tutto, chi è il monaco guerriero?

La figura del monaco guerriero non ha niente a che fare con la religione e risale alla notte dei tempi.

E’ un monaco perché è una persona che passa del tempo in solitudine per guardarsi dentro ed è un guerriero perché combatte qualcosa dentro di sé, perché affronta con spirito guerriero le parti di sé che sono da guarire.

La maggior parte delle persone crede di essere libera (e di volersi bene) perché mangia ciò che vuole, perché esprime tutto ciò che pensa (e spesso esprime giudizi chiamandoli opinioni), perché decide quale film vedere, quali persone frequentare, quali vestiti indossare, con chi fare sesso, ecc. in nome del “ognuno fa quello che vuole”, in nome del piacere a tutti i costi.

Il monaco guerriero, invece, ha capito che quella è schiavitù.

Schiavitù rispetto al proprio corpo fisico (non riusciamo a trattenerci davanti ad un vasetto di Nutella, non riusciamo a trattenere la fame nervosa, non vogliamo uscire dalla nostra zona di confort, vogliamo solo restare seduti sul divano), al proprio corpo emozionale (basta una piccola frase detta da qualcuno per farci uscire istantaneamente dai gangheri, vogliamo avere sempre l’ultima parola), al proprio corpo mentale (non riusciamo a fermare l’affollamento di pensieri inutili e dolorosi, giudichiamo e non vediamo la realtà).

Solo quando riusciamo a disciplinare questi tre corpi, attraverso un duro lavoro su noi stessi, possiamo dire di essere liberi.

Il monaco guerriero ha capito che la disciplina è libertà.

LE CREDENZE

 

 

Ogni credenza è una forma-pensiero formatasi in base ad una personale esperienza o a qualcosa che abbiamo sentito dire, magari che ci siamo sentiti ripetere per anni da genitori, insegnanti, medici, ecc.

 

Ci sono delle credenze “popolari” alle quali aderiscono moltissime persone come, ad esempio: se stai in mezzo alla corrente ti prendi il raffreddore, se non fai tre pasti al giorno stai male, se non mangi carne non produci i globuli rossi, ecc.

Per quanto riguarda questo tipo di credenze è importante rendersi conto che queste sono collegate alla paura che qualcosa di sgradevole possa accaderci se agiremo contrariamente ad esse.

 

Poi ci sono le credenze “personali”, quelle che ci siamo creati dopo aver fatto certe esperienze. Queste sono dei veri e propri blocchi.

E’ importante prendere coscienza delle nostre credenze e convinzioni perché fintanto che restano inconsce saranno loro a guidare la nostra vita, non noi. Infatti, quando crediamo a qualcosa, questa cosa accade.

 

Per scoprire cosa impedisce ai nostri desideri di realizzarsi poniamoci questa domanda: “se succedesse (descriviamo il desiderio) cosa potrebbe accadermi di sgradevole?”  Scaviamo in profondità e rispondiamoci sinceramente. Ecco, questa credenza/paura può bloccare il nostro sogno.

 

Siamo noi, con le nostre credenze, a creare le circostanze della nostra vita, perché ci crediamo.  Questo è il grande potere della nostra mente.

 

Come fare per liberarsi di una credenza che ci blocca? Averla identificata ed accettata è già un enorme passo avanti. Infatti, se non vediamo o rigettiamo un problema non possiamo certo risolverlo.

 

Siamo qui per lavorare su noi stessi: accettiamo il fatto che nel passato abbiamo creduto che fosse così, non giudichiamoci, la vita è un processo di trasformazione. Molto probabilmente in passato abbiamo creduto a quella forma-pensiero per evitare una sofferenza ma ora siamo pronti ad andare oltre.

 

L’osservazione senza giudizio e la consapevolezza fanno sì che la credenza si dissolva, se veramente lo vogliamo.

 

I “mostri” non sono piu’ così “mostri” quando abbiamo il coraggio di guardarli in faccia ed affrontarli.

 

IL FRUTTO

 

C’è un processo nella vita che si può paragonare ad un frutto.

Quando un frutto è pienamente maturo allora è dolce ma se lo mangiamo prima del tempo è molto amaro.

 

Viviamo momenti “amari” nella vita quando non mettiamo abbastanza energia nelle cose in cui ci sentiamo bloccati, quando cerchiamo di scappare dalle situazioni difficili invece di affrontarle, quando non vogliamo guardarci dentro ed affrontare il cambiamento.

 

Ma non vediamo che proprio questo momento “amaro” ci porterà alla dolcezza.

 

Un processo difficile non è una maledizione, è solo un momento in cui dobbiamo lavorare duro su noi stessi ed è qualcosa che ci farà raggiungere la dolcezza quando sarà completato.

 

 

 

Sembra che il genere umano non possa fare a meno di scatenare guerre.

Se ci guardiamo intorno ci sono guerre ovunque: Medio Oriente, Africa, Ukraina, Libia...

 

Quali sono le “motivazioni” che scatenano una guerra?

Separazione, invidia, gelosia, ego, mancanza di confronto, abuso di potere, avidità, vendetta, tradimento, giudizio, lamentela, inganno, ecc.

 

E chi di noi non prova, o non ha mai provato, almeno uno di questi stati d’animo?

Quando siamo gelosi di qualcuno, quando proviamo invidia, quando vogliamo vendetta o siamo stati traditi, potenzialmente possiamo scatenare una guerra.

 

Non sarà una guerra con migliaia di morti ma ci saranno almeno dei feriti: noi e la persona, o le persone, per cui proviamo questi sentimenti e che saranno oggetto delle nostre azioni.

 

Quindi quante migliaia (o milioni) di piccole guerre ci sono nel mondo?

Noi non vogliamo le guerre che ci sono “là fuori”, ci indigniamo per la morte di migliaia di persone, per la distruzione di paesi e città, per la sofferenza, per la fame…ma giustifichiamo la “piccola” guerra che abbiamo scatenato noi con le nostre emozioni e sentimenti negativi (e, a volte, anche con azioni negative).

 

Il mondo “là fuori” non è altro che lo specchio di ciò che abbiamo dentro.

Finchè non smetteremo di combattere le nostre “piccole” guerre nessuna guerra là fuori cesserà.

 

Cosa possiamo fare quindi per avere la pace?

 

Principalmente due cose:

  1. La prima cosa è il perdono. Il perdono è “l’arma” piu’ potente che abbiamo per portare la pace nelle nostre vite. Perdonare è un atto di coraggio. Quando perdoniamo non lo facciamo per assolvere l’altra persona, né dobbiamo aspettarci qualcosa in cambio. Il perdono è un atto d’amore verso sé stessi: perdoniamo per far sì che l’ombra che offusca il nostro cuore se ne vada, così da poter andare avanti nella nostra vita con serenità.
  2. Dobbiamo cercare una forza spirituale superiore e collegarci ad essa.

Inoltre, non dimentichiamoci che con Internet, Facebook, Twitter, ecc. siamo in grado di influenzare molto velocemente tante persone: stiamo quindi attenti a portare pace e non guerra in tutte le nostre relazioni e contatti, solo così ci sarà pace nel mondo intero.

 

Prendiamoci questa responsabilità.

 

 

Chi è la persona spirituale?

 

 

Spesso sentiamo parlare di spiritualità ma non sappiamo bene cosa significhi.

 

Molti pensano che la spiritualità abbia a che fare con la religione ma questo non è vero: si può essere spirituali senza essere religiosi, così come il contrario.

 

Altri pensano di essere spirituali perchè frequentano corsi di meditazione e yoga, o perchè vanno alle conferenze di famosi scrittori che trattano argomenti di crescita personale, o perchè leggono libri esoterici, o perchè vanno in India.

 

Altri ancora credono di essere spirituali perchè hanno abilità psichiche, riescono a vedere l'aura o sono sensitivi: anche gli animali hanno queste capacità ma non sono esseri spirituali.

 

Spiritualità è connettersi al proprio Spirito, alla propria essenza, è aiutare consapevolmente la propria Anima a "crescere", attraverso il viaggio della vita.

 

Essere una persona spirituale significa accettarsi e amarsi per come si è al momento e, al tempo stesso, aver voglia di cambiare, di evolvere attraverso un cammino interiore che prevede, innanzi tutto, prendersi la responsabilità di tutto ciò che succede nella propria vita.

 

Sì proprio tutto.

La persona spirituale sa che tutto ciò che "accade" nella sua vita è lei stessa a farlo accadere, consciamente o inconsciamente (attraverso il lavoro della propria Anima) e sa anche che proprio i problemi della vita le porteranno le occasioni per maturare, per cui non li guarderà piu' come problemi ma come opportunità di crescita.

 

La spiritualità va di pari passo con la consapevolezza: la presenza mentale in ogni azione, pensiero, emozione e la conoscenza sono fondamentali per il nostro cammino interiore.

 

La persona spirituale studia le vie di saggezza che le servono per crescere e le applica nella propria vita. 

Medita sui propri problemi, si analizza, osserva le proprie azioni, emozioni, sentimenti, parole e pensieri.

Si chiede sempre: "perchè è successo questo? quali sono state le mie emozioni e le mie credenze sottostanti che hanno portato a ciò?"

 

E così, attraverso il Lavoro su di sè, comprende sè stessa e l'Universo.

 

Il vero percorso spirituale non è una via semplice fatta di rose e fiori (diffidate di chi vi dice questo!), è una via fatta di studio e di disciplina, di voglia di guardarsi dentro tutti i giorni e cambiare.

 

Non è per tutti, è solo per i piu' coraggiosi, perchè non è facile guardarsi dentro.

Tantissimi non lo fanno mai per tutta la vita, perchè hanno paura di vedere qualcosa che possa spaventarli.

Anche noi pensavamo di avere un "mostro" dentro ma, quando abbiamo avuto il coraggio di non scappare e di girarci per affrontarlo, abbiamo visto che non esisteva alcun mostro. Erano solo paure che si sono dissolte appena le abbiamo illuminate con la luce della nostra consapevolezza.

 

La via spirituale è una via di sincerità verso sè stessi, di umiltà e di amore.

E' una via faticosa, è vero, ma è assolutamente meravigliosa ed è il dono piu' bello della vita: cosa ci può essere, infatti, di meglio che conoscere sè stessi e offrire agli altri i nostri talenti?

 

E' questo che ci porta la felicità, non il mondo esterno.  

 

Buon viaggio a tutti!